Grazie a Dio “La Grande Bellezza” non è di Fellini

Sorrentino non è Fellini, e grazie a Dio. Sorrentino non ha dipinto la Roma anni ’60 dell’Italia in pieno boom economico e, ancora, grazie a Dio. Grazie a Dio perché di Fellini ce n’è già stato uno e c’ha cagato il cazzo abbastanza. Non fraintendetemi, Federico Fellini ha un posto d’onore nel Pantheon dei più grandi registi, capolavori come La Dolce Vita e  rimarranno per sempre nella storia del cinema italiano e non; anche se le sue opere da decenni servono a centinaia di pseudo-intellettuali per provarci con qualche signora e il Satyricon è una merda di film che ben si presta a chi vuol far vedere di saperla lunga. Ma, come dicevo, fortunatamente Sorrentino non è Fellini e nemmeno ci prova ad esserlo. Certo, fare parallelismi per affossare il valore de La Grande Bellezza fa sempre comodo per chi cerca metodi di masturbazione alternativi: la Roma di Sorrentino è popolata da personaggi squallidi, volgari, insulsi… quella di Fellini era la magia della Capitale dove il salcazzo si fondeva con il nonsocosa. Ma per piacere Signori, suvvia. Non credo che Sorrentino avesse l’intenzione di ricalcare – per la milionesima volta – la traccia della Roma anni ’60 ma a fine pellicola s’è accorto d’averci infilato gli iPhone in alcune scene: “eh vabbe’ dai, diciamo che è il 2013”.  La mondanità moderna è il soggetto de La Grande Bellezza e l’obiettivo è centrato. È l’Italia che piace agli stranieri, quella che vive in Europa ma tiene un forte legame con le tradizioni, un paese ancora provinciale che s’è svegliato improvvisamente con addosso grandi città, metropolitane, treni ad alta velocità, industrie…
I personaggi sono così veri che fanno male. Jep Gambardella è interpretato magistralmente da Servillo e i suoi sbuffi di fumo si disperdono come rondini nell’atmosfera semibuia di locali o di stanze con le tapparelle abbassate. Verdone interpreta uno scrittore-drammaturgo senza grandi successi alle spalle, ci prova da dieci anni con la classica fighetta d’oro italiana: te la tengo sotto il naso così ti fai il culo per me ma poi appena trovo un cazzo libero mi ci fiondo sopra. Insomma, non saranno aulici, non saranno forbiti, non saranno nemmeno originali ma chissenefotte: sono veri.
Paragonare La Grande Bellezza La Dolce Vita è come paragonare 2001: A Space Odyssey con Star Wars perché entrambi sono ambientati nello spazio. Sorrentino ha dipinto la sua Roma, i suoi vizi, la sua notte, le sue feste e i suoi scorci magnifici che la rendono la città più bella del mondo. Oddio, manca la Fontana di Trevi con una bionda che si bagna le gambe, però si vedono molte tette. Che volgare Sorrentino.

Di commenti e recensioni negative su Internet ce ne sono a palate, intanto La Grande Bellezza ha vinto un Golden Globe ed è in nomination per l’Oscar. L’Italia è geniale, forse per questo c’è chi gode a criticarla, anche a costo di tirarsi la zappa sui piedi da solo.  Immagine

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Informazioni su jack rebussi

Milano, 1994. Amo Milano anche se l'ho tradita con Londra per sei mesi prima di iscrivermi all'università. Che poi in "università" vera e propria non posso dire di essermi iscritto, cioè, alla fine mi danno una laurea ma la Civica Scuola Interpreti e Traduttori è una cosa un po' a parte e non mi dispiace.
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