Made in Italy

I controllori ai tornelli in uscita non mi fermano nemmeno, vedono in me la faccia di uno che non ha il biglietto e dovrebbero fermarmi ma non lo fanno perché ho anche la faccia di uno a cui non frega un cazzo del biglietto. Perfettamente logico dio cane, matematico. Il tornello mi sbatte sul cazzo, che piacere, vorrei passarci del tempo con quel tornello, farmi sbattere il cazzo a ripetizione e poi accendermi una Marlboro. Mi lascio trasportare dalla folla fino alla banchina della metro rossa direzione Rho-Fiera, ore 9.32, 62 battiti al minuto, pressione 130-85, temperatura corporea 36.4, vomito in fase di raffinamento nello stomaco e cazzo in principio di erezione.
Sul treno mi metto a leggere attirando un uomo sulla cinquantina che parla al telefono a voce altissima, scandendo ogni vocale come un campanile della provincia milanese e guardandosi attorno in cerca di approvazione. Eh sto parlando al telefono mi dovete scusare ma sono affari importanti nemmeno in metro posso stare tranquillo hanno sempre bisogno di me giù al magazzino eh sapete. Tutte cazzate figlio di troia, le forniture industriali di ceramica per cessi alla turca e la plastica cinese per i respiratori dei bambini tetraplegici che vendi non ti salveranno dal giudizio di Dio, la tua vita verrà scannerizzata dall’occhio bionico di San Pietro e verrai massacrato come tutti gli altri. Una vita di merda fatta di trombate con troie negre alle spalle di tua moglie, abbonamenti in palestra dove vai solo per correre e provarci con le ragazzine e la maratona per cui ti sei preparato maniacalmente da quando hai deciso di cambiare stile di vita in seguito al primo problema alla prostata.
Dopo tre fermate mi getto fuori dalla metro e vomito sulla banchina davanti a tutti i passanti che si limitano a guardarmi. Dai fatemi anche una foto stronzi. Una donna filippina schiva con una smorfia la sboccata mostrando una imperdonabile mancanza di rispetto per il cibo. A me gira il cazzo, la prendo per i capelli e la faccio inginocchiare davanti alla pozzanghera di vomito yogurtoso:
Questo è meglio della merda che puoi permetterti di far mangiare a tuo figlio, schifosa!
Un altro conato mi scuote l’addome e mollo la presa sulla filippina che scappa piangendo. Sto lì steso accanto al mio vomito made in Italy appena sfornato, aspetto che qualcuno mi venga a prendere. Nessuno.
Nell’attesa conto i treni che passano. Due. Tre. Quattro. Ancora nessuno. Arrivato a nove decido che il decimo sarà il mio, i binari sembrano comodissimi.

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Informazioni su jack rebussi

Milano, 1994. Amo Milano anche se l'ho tradita con Londra per sei mesi prima di iscrivermi all'università. Che poi in "università" vera e propria non posso dire di essermi iscritto, cioè, alla fine mi danno una laurea ma la Civica Scuola Interpreti e Traduttori è una cosa un po' a parte e non mi dispiace.
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